Magazine › Naturopatia

Aromaterapia: cos'è, usi e cosa dice la ricerca

Molte persone hanno in casa un diffusore e qualche boccetta, spesso ricevuti in regalo, e non sanno bene cosa farci. Questa guida spiega cosa sono gli oli essenziali, come si usano, cosa è documentato dagli studi e quali sono le regole di sicurezza. Perché in quelle boccette c'è una quantità di pianta sorprendente, e «naturale» non vuol dire «innocuo».

Cos'è, e cosa non è

L'aromaterapia è l'uso degli oli essenziali a scopo di benessere. Gli oli essenziali sono sostanze aromatiche concentrate, estratte dalle piante per distillazione o per spremitura delle scorze. Si usano attraverso l'olfatto, oppure sulla pelle in forma diluita.

Due cose vanno dette subito.

La prima: un olio essenziale è un concentrato potente, non un'acqua profumata. Per riempire una boccetta servono quantità di pianta che sorprendono chiunque le veda la prima volta. Per questo le regole di diluizione non sono pignolerie.

La seconda: l'aromaterapia è una pratica di benessere, non una terapia. In Italia rientra fra le discipline non sanitarie. Spesso la si incontra dentro un consulto di naturopatia o in un massaggio. Nessun olio cura una malattia, e chi lo promette sta superando un confine preciso.

Da dove passa l'effetto

L'olfatto è collegato in modo diretto alle aree del cervello che gestiscono memoria ed emozione. È l'unico senso a funzionare così. Lo sappiamo tutti per esperienza: un odore riporta in un istante a una cucina di vent'anni fa. Da qui passa la parte principale dell'effetto rilassante di un profumo. È una via rapida, potente e personale, perché costruita sulla storia di ciascuno.

Poi c'è la via della pelle, dove le molecole vengono in parte assorbite. È quella su cui lavora il massaggio aromatico.

C'è una conseguenza da accettare. Se l'effetto passa in gran parte dall'esperienza dell'odore, una parte di quello che senti dipende dal contesto, dal ricordo e dall'aspettativa. Non c'è niente di strano: l'olfatto funziona così.

Come si usa, in pratica

La diffusione. Poche gocce nel diffusore, per periodi brevi, in una stanza arieggiata. Meglio mezz'ora che una giornata intera. Di più non è meglio: l'olfatto si satura in fretta, e un ambiente saturo non rilassa nessuno.

L'inalazione diretta. Una goccia su un fazzoletto, da annusare quando serve. È il formato più semplice e il più sottovalutato: portatile, dosabile, senza apparecchi.

Sulla pelle, sempre diluiti. Mai puri. Si diluiscono in un olio vettore, come mandorle dolci o jojoba, in percentuali basse. Prima del primo uso si prova su una piccola zona e si aspetta un giorno. Sentirai citare delle eccezioni: non valgono la regola. La pelle si sensibilizza, e una sensibilizzazione è per sempre.

Per bocca: no. L'uso orale fai-da-te è il modo più diretto di farsi male con gli oli essenziali. Ne riparliamo sotto, perché su questo punto la ricerca crea un equivoco.

Cosa dice la ricerca

L'olio più studiato è la lavanda. Su di lei esiste una revisione sistematica con meta-analisi (Donelli e colleghi, Phytomedicine, 2019), che è il riferimento più utile per capire lo stato delle prove. La conclusione ha due facce. Per la via orale, cioè capsule standardizzate studiate in ambito clinico, l'efficacia sull'ansia risulta documentata. Per l'inalazione, cioè l'aromaterapia come la pratica chiunque, c'è solo un'indicazione di effetto: gli studi sono troppo diversi fra loro per una conclusione solida.

Qui sta l'equivoco. Il risultato sulla via orale riguarda preparazioni farmaceutiche a dosaggio controllato, dentro studi clinici. Non dice che ingerire gocce di olio essenziale a casa funzioni o sia sicuro. Non lo è. È un dato vero usato per giustificare una pratica diversa.

Sugli altri oli le prove sono più deboli: studi piccoli, risultati misti, molta distanza fra ciò che si vende e ciò che è documentato. E su tutto il campo pesa un limite che conviene conoscere: un profumo non si può nascondere. In uno studio sui farmaci il gruppo di controllo non sa cosa sta prendendo. In uno studio sugli odori lo sente. Questo rende difficile separare l'effetto della molecola da quello dell'esperienza.

In sintesi: come sostegno al rilassamento, dentro una pratica o una serata, l'aromaterapia ha senso e un'indicazione di effetto. Come trattamento di un disturbo, no. Un altro rimedio che si incontra spesso accanto agli oli sono i fiori di Bach, per i quali nemmeno questa indicazione di effetto esiste: ne parliamo nella guida ai fiori di Bach per l'ansia.

Naturale non significa innocuo

È la stessa frase della guida alla naturopatia. Qui vale il doppio, perché gli oli essenziali sono fra le sostanze più concentrate che entrano in una casa.

Mai puri sulla pelle. Irritazioni e sensibilizzazioni sono l'incidente più frequente.

Gli agrumi rendono la pelle fotosensibile. Bergamotto e parenti, applicati prima di esporsi al sole, possono causare vere ustioni. D'estate è la prima regola da conoscere.

Bambini piccoli, gravidanza, animali. In queste tre situazioni il fai-da-te si ferma. Le indicazioni vanno chieste a chi ha una formazione specifica, e in gravidanza anche a chi la segue. Gli animali domestici, i gatti in particolare, metabolizzano queste sostanze in modo diverso da noi. Un diffusore acceso in continuo in una stanza da cui l'animale non può uscire non è una coccola.

Il medico va informato, come per erbe e integratori. Alcune sostanze interagiscono con i farmaci, e «è solo un profumo» non basta come valutazione. E la regola di sempre: nessuna terapia si tocca per un olio.

Come si riconosce un olio serio

Quattro cose da guardare sull'etichetta, prima ancora del profumo.

Il nome botanico in latino: «lavanda» dice poco, Lavandula angustifolia dice tutto. L'origine e il metodo di estrazione. Il lotto e la scadenza, perché gli oli si ossidano. E un prezzo coerente con la pianta: oli diversi hanno rese molto diverse. Se tutte le boccette di un marchio costano uguale, qualche domanda è legittima.

«100% naturale» e «puro», da soli, non garantiscono niente: sono parole di marketing che nessun ente verifica. Conta la trasparenza su cosa c'è dentro.

Con chi, quando serve una guida

Per la diffusione e il fazzoletto non serve nessuno. Per il passo successivo, cioè miscele personali, uso sulla pelle e situazioni delicate, serve una figura formata. Spesso l'aromaterapia arriva dentro un consulto naturopatico o un massaggio aromatico, e valgono i criteri di sempre per capire chi lavora bene. Con un'aggiunta specifica di questo campo: chi ti propone oli da bere, o un olio «per» una patologia, ti sta dando la migliore ragione per scegliere qualcun altro.

Domande frequenti

L'aromaterapia funziona contro l'ansia? Come sostegno al rilassamento c'è un'indicazione di effetto, soprattutto per la lavanda. Gli studi sull'inalazione sono però eterogenei e la conclusione resta prudente. Per un disturbo d'ansia il percorso è clinico, e l'aromaterapia può al massimo accompagnarlo.

Posso ingerire gli oli essenziali? No: l'uso orale fai-da-te è pericoloso. Gli studi che documentano effetti per via orale riguardano capsule standardizzate a dosaggio controllato in ambito clinico, che sono un'altra cosa.

Posso mettere un olio essenziale puro sulla pelle? No. Si diluisce sempre in un olio vettore, in percentuali basse, e prima del primo uso si prova su una piccola zona. Gli oli puri irritano e possono sensibilizzare in modo permanente.

Posso tenere il diffusore acceso tutto il giorno? Meglio di no: periodi brevi, in ambienti ventilati. L'olfatto si satura in fretta e l'esposizione continua non aggiunge beneficio. Con animali in casa, ventilazione e possibilità di allontanarsi sono regole, non consigli.

Gli oli essenziali sono sicuri con bambini e animali? Con cautele precise, che il fai-da-te non copre. Per i bambini piccoli e in gravidanza servono indicazioni di chi ha una formazione specifica. I gatti in particolare metabolizzano queste sostanze in modo diverso. Nel dubbio, meno è meglio.

Che differenza c'è fra un olio essenziale e una fragranza? L'olio essenziale è estratto dalla pianta. Una fragranza sintetica è costruita in laboratorio per profumare e non ha alcun uso in aromaterapia. Sull'etichetta la differenza si vede dal nome botanico e dalla dicitura: se c'è scritto solo «aroma» o «profumo», è la seconda.