I cammini italiani: quale scegliere la prima volta

Hai deciso che vuoi camminare per qualche giorno. Poi apri il computer e scopri che l'Italia ha decine di cammini, che le informazioni stanno sparse fra siti di associazioni, guide cartacee e gruppi di camminatori, e che ognuno ti dice che il suo è il più bello.

Questa guida mette in fila i principali con i numeri veri — chilometri, giorni, difficoltà — e poi affronta le tre cose che decidono se arrivi in fondo: cosa metti nello zaino, come si prenota, e come si evitano le vesciche. Su come si cammina quando camminare è una pratica, e non un modo di spostarsi, abbiamo scritto a parte.

I sei da cui si comincia

La Via degli Dei, da Bologna a Firenze, sono circa 130 chilometri in cinque o sei tappe, attraverso l'Appennino su strade romane e crinali. È il più consigliato per una prima volta e i motivi sono pratici: dura meno di una settimana, è ben segnato, ha alloggi lungo tutto il percorso e si raggiunge in treno da entrambe le estremità. L'impegno è medio, con dislivelli veri.

Il Cammino di San Benedetto va da Norcia a Montecassino, circa 300 chilometri in una quindicina di tappe fra Umbria e Lazio interno, passando per abbazie e paesi piccoli. È meno battuto dei più noti e ha un carattere silenzioso: capita di camminare mezza giornata senza incontrare nessuno.

Il Cammino di San Francesco collega la Verna, Assisi e Roma, e si percorre a sezioni. Il tratto più frequentato è quello verso Assisi, che per molti è il primo cammino italiano proprio per il valore del punto di arrivo. Alloggi abbondanti.

La Via Francigena è il grande itinerario europeo: nel tratto italiano va dal Gran San Bernardo a Roma per oltre mille chilometri e prosegue verso la Puglia. Non si fa tutta la prima volta, si sceglie una sezione, e la più percorsa è quella toscana da Lucca a Siena — splendida, e in primavera piuttosto affollata.

Il Cammino Materano è una rete di percorsi che convergono su Matera fra Puglia e Basilicata, con tappe fra i 15 e i 25 chilometri fra gravine e masserie. Ha una particolarità che gli altri non hanno: la città di arrivo si vede da lontano, per ore, prima di raggiungerla.

Il Sentiero Italia del CAI non è un cammino ma la spina dorsale escursionistica del paese, migliaia di chilometri dalle Alpi alla Sicilia percorsi a tappe da chi ha esperienza di montagna. È un'altra categoria di impegno e non è da qui che si comincia.

E vale la pena sapere che quasi ogni regione ha i suoi cammini minori, spesso meno affollati e altrettanto belli.

Come si sceglie

Il tempo che hai è il primo filtro: cinque giorni portano alla Via degli Dei o a una sezione della Francigena, due settimane aprono San Benedetto o un cammino intero.

Il secondo filtro non sono i chilometri ma il dislivello. Venti chilometri in pianura e venti in Appennino sono due giornate che non si somigliano, e guardare il profilo altimetrico prima di scegliere risparmia sorprese.

Poi c'è la stagione. Aprile-giugno e settembre-ottobre sono i mesi giusti quasi ovunque; luglio e agosto sono duri al centro-sud e affollati in Toscana; l'inverno è per chi sa quello che fa.

E infine una domanda che quasi nessuno si pone in anticipo: quanto vuoi stare solo. La Francigena toscana a maggio è animata e la sera si mangia in compagnia; San Benedetto a ottobre può regalarti giornate intere senza incontrare nessuno. Sono due esperienze diverse, entrambe legittime, e conviene sapere quale stai cercando.

Un'ultima cosa pratica: un cammino che comincia e finisce vicino a una stazione ti risparmia due giorni di logistica.

Quanto costa

Meno di quanto si pensi, ed è una delle ragioni per cui chi ne fa uno poi ne fa un altro.

Il posto letto in ostello, foresteria o alloggio per camminatori va in genere dai 15 ai 35 euro, e alcune strutture religiose lavorano su offerta libera. Mangiare costa quello che costa: colazione al bar, pranzo comprato in paese, cena in trattoria, fra i 20 e i 35 euro al giorno.

In tutto si sta fra i 40 e i 70 euro al giorno, meno se ti organizzi con i pasti. Quello che costa davvero, semmai, sono le scarpe se non le hai e i giorni di ferie.

La credenziale

È il documento del camminatore: un cartoncino che si fa timbrare lungo il percorso — negli alloggi, nelle chiese, nei bar, negli uffici turistici.

Serve a due cose concrete. Dà accesso agli alloggi riservati ai camminatori, che sono spesso i più economici, e certifica il percorso per chi vuole l'attestato all'arrivo.

Si richiede alle associazioni che curano il cammino, in genere online, con qualche settimana di anticipo e per pochi euro; su alcuni cammini si trova anche al punto di partenza. E alla fine resta la cosa che si conserva: un cartoncino pieno di timbri diversi, ognuno di un posto in cui hai dormito.

Prepararsi: le tre cose che contano

Cammina prima. Tre o quattro uscite da quindici chilometri nel mese precedente, con lo zaino che porterai davvero. È l'unico allenamento che conta, e serve meno alle gambe che ai piedi e alle spalle, che devono abituarsi al carico.

Le scarpe devono essere già usate, mai nuove: almeno cento chilometri sotto le suole prima di partire. È la regola che si legge ovunque e che ogni anno qualcuno ignora, tornando a casa il secondo giorno.

Lo zaino sotto il dieci per cento del tuo peso, acqua compresa. Sessanta chili di persona significano sei chili di zaino. È il numero che salva ginocchia e spalle, e quello che quasi tutti scoprono al terzo giorno quando è tardi.

Dentro ci vanno due cambi e non di più, un guscio antipioggia, un pile per la sera, delle ciabatte, un sacco lenzuolo, un kit minimo per le vesciche, una borraccia da almeno un litro e mezzo, i documenti e la credenziale. Fuori restano il terzo paio di pantaloni, l'asciugamano grande, i libri, e quasi tutto quello che stai considerando adesso.

Sulle prenotazioni: le prime due notti sì, le altre no. Il ritmo vero lo scopri camminando, e quasi tutti lo scoprono più lento di come lo avevano previsto.

E parti presto. Le sei o le sette del mattino cambiano una giornata d'estate: si cammina al fresco, si arriva per pranzo, e il pomeriggio è tuo.

Le vesciche, che sono il vero motivo per cui si smette

Detta senza retorica: la ragione più comune per cui un cammino finisce prima non è la stanchezza né la pioggia. Sono i piedi.

E le vesciche non arrivano all'improvviso. Arrivano da un punto caldo — una zona che comincia a scaldare, poi a bruciare leggermente, di solito su un tallone o sul lato di un dito. Quel punto caldo dura fra i dieci e i trenta minuti prima di diventare una vescica, e in quella finestra si decide la settimana.

Cosa fare quando lo senti. Fermati subito, e intendo subito: non alla prossima fontanella, non fra un chilometro. Siediti, togli scarpa e calza, e guarda. Se la pelle è arrossata e calda ma intera, asciuga bene e coprila con un cerotto specifico per vesciche — quelli in idrocolloide, che restano attaccati e fanno da seconda pelle. Rimetti la calza tirandola bene, senza pieghe. Cinque minuti adesso ti risparmiano tre giorni.

Come si evitano prima che succedano. Calze tecniche e mai di cotone, perché il cotone trattiene l'umidità e l'umidità è metà del problema. Cambia le calze a metà giornata, anche solo per dieci minuti a piedi scoperti all'ombra. E allaccia bene le scarpe in discesa, dove il piede scivola in avanti e le unghie soffrono.

Se una vescica si è già aperta, disinfetta, copri, e tienila pulita. Se si arrossa intorno e diventa calda, non è più una questione di cammino: è un'infezione e vuole un medico.

Da soli, in due o in gruppo

Da soli si sta con sé e si decide il ritmo, e si incontrano più persone di quanto si pensi: sui cammini frequentati ci si ritrova la sera negli stessi alloggi, e le conversazioni con chi ha camminato le tue stesse ore hanno una qualità particolare.

In gruppo organizzato ti tolgono la logistica: trasporto bagagli, alloggi prenotati, a volte una guida. È la formula giusta se è il pensiero dell'organizzazione a bloccarti. Se lo stai valutando, le domande da fare prima di prenotare valgono anche qui, con due in più: chi porta gli zaini, e cosa succede se un giorno non riesci a camminare.

In due è la formula più difficile, e vale la pena saperlo prima di partire: ritmi diversi che si incontrano per otto ore al giorno mettono alla prova qualsiasi rapporto. Accordarsi in anticipo sul diritto di camminare separati e ritrovarsi la sera risolve quasi tutto.

Domande frequenti

Quale cammino per la prima volta? La Via degli Dei, per la durata contenuta, la segnaletica buona e la facilità di arrivo e ritorno in treno.

Quanti chilometri al giorno? Quindici per cominciare, venti quando il corpo si è abituato. Chi parte a venticinque il primo giorno spesso si ferma al terzo.

Devo essere allenato? Non servono prestazioni, serve abitudine a camminare. Tre uscite lunghe nel mese prima bastano per la maggior parte dei cammini di questa lista.

Si può fare con il cane? Su molti cammini sì, ma gli alloggi che lo accettano sono meno: va verificato tappa per tappa prima di partire.

Serve la credenziale? Non è obbligatoria per camminare, ma dà accesso agli alloggi riservati e costa pochi euro. Conviene.

Quando è la stagione migliore? Aprile-giugno e settembre-ottobre quasi ovunque. Luglio e agosto sono difficili al centro-sud.

È una cosa religiosa? Molti cammini nascono da percorsi di pellegrinaggio e attraversano luoghi religiosi, ma si percorrono per qualsiasi ragione e nessuno chiede la tua.