Ciclo mestruale: le quattro fasi come mappa

Nei cerchi di donne e nei percorsi sul femminile il ciclo viene raccontato come una mappa: quattro fasi, quattro stagioni che si ripetono ogni mese. È una mappa utile. Il problema nasce quando la si presenta come legge naturale: chi non ci si riconosce finisce per pensare di avere qualcosa che non va. Qui raccontiamo cosa succede in ogni fase, cosa di quel racconto regge ai dati e cosa no, come costruire una mappa propria, e quando un sintomo va portato da un medico.
Le quattro fasi
Il riferimento è un ciclo di ventotto giorni. È una media, non una regola: la durata normale va dai ventuno ai trentacinque.
Nella fase mestruale, dal primo giorno, estrogeni e progesterone sono al minimo. Molte donne riferiscono stanchezza, bisogno di stare ferme, minore tolleranza per il rumore e per le richieste degli altri. Nel linguaggio dei cerchi è l'inverno.
Nella fase follicolare, dopo il flusso, gli estrogeni risalgono. È la fase in cui più spesso si riporta energia in crescita, voglia di cominciare cose, mente più sgombra. La primavera.
All'ovulazione, verso metà ciclo, c'è il picco di estrogeni e di ormone luteinizzante, e l'ovulo viene rilasciato. Molte riferiscono più socialità, più sicurezza, più desiderio. Alcune sentono un dolore breve da un lato: ha un nome proprio ed è comune. L'estate.
Nella fase luteale, dall'ovulazione al flusso, sale il progesterone, e poi crolla se non c'è gravidanza. È la più variabile di tutte: c'è chi la descrive come raccoglimento e lucidità critica, e chi come irritabilità e gonfiore. L'autunno.
Cosa regge e cosa no
Su questo tema circola molto materiale presentato come scientifico. Conviene separare.
Regge che gli ormoni cambiano in modo ciclico e prevedibile, e che influenzano temperatura corporea, sonno, appetito e ritenzione di liquidi. Questa è fisiologia e non è in discussione.
Regge che la sindrome premestruale esiste. Sintomi fisici ed emotivi nella fase luteale sono riportati dalla maggioranza delle donne. Una minoranza sperimenta una forma severa, il disturbo disforico premestruale, che è una diagnosi clinica e si tratta.
È molto più incerto di come viene raccontato l'effetto della fase su umore, prestazioni cognitive e capacità atletiche. Gli studi esistono e i risultati sono contraddittori. Un dato spiega quasi tutto: la variabilità fra donne è più grande della variabilità fra fasi. Cioè: i tuoi mesi si somigliano fra loro molto più di quanto il tuo mese somigli a quello di un'altra. Per questo uno schema generale può non descriverti affatto, senza che ci sia niente di strano in te.
Non regge la sincronizzazione dei cicli fra donne che vivono insieme. È una delle idee più diffuse. Nasce da uno studio degli anni Settanta, e le verifiche successive su campioni più ampi non l'hanno confermata. Quello che sembra sincronia è in gran parte l'effetto di cicli di durata diversa che ogni tanto si incrociano.
**Non regge, o quasi, il *cycle syncing***, cioè i protocolli che prescrivono allenamenti e alimentazione specifici per ogni fase. L'idea di fondo è sensata, ma le prove che serva seguirla alla lettera sono scarse. Allenarsi quando si ha energia e riposare quando serve è ragionevole, e non ha bisogno di un protocollo a pagamento.
Costruisci la tua mappa
Questa è la parte utile. Richiede tre mesi e due minuti al giorno, ed è l'unico modo per sapere se le quattro stagioni descrivono te o qualcun'altra.
Segna il primo giorno del flusso. È il giorno uno del ciclo. Da lì contano i giorni in sequenza, non le date del calendario.
Ogni sera annota tre numeri da uno a cinque: energia, umore, sonno. Tre numeri, non un racconto. Se scrivi paragrafi, dopo due settimane smetti. Aggiungi una parola sul corpo solo se c'è qualcosa da dire.
Non guardare i dati per tre mesi. È la regola più importante e la più difficile da rispettare. Guardarli subito porta a cercare conferme, e un materiale come questo ne dà volentieri: se hai in testa che il giorno ventitré dovresti essere giù, il giorno ventitré ti sembrerà di essere giù.
Al terzo mese, allinea i tre cicli, giorno uno sotto giorno uno, e guarda dove i numeri si somigliano. Quelli sono i tuoi schemi.
Aspettati qualche sorpresa. Molte donne scoprono che la loro fase difficile non è quella che credevano, o che dura tre giorni invece di due settimane. È un'informazione che cambia il modo di organizzare un mese, e nessuno schema te l'avrebbe data.
Bastano un quaderno o una nota sul telefono. Le app dedicate funzionano, con un'avvertenza: stai affidando dati sanitari a un'azienda, e vale la pena leggere cosa ne fa.
Cosa farne
Senza protocolli. Tre cose che le donne che tengono un diario finiscono per fare da sole.
Metti le cose difficili dove hai energia. Se i tuoi giorni buoni sono l'otto e il quattordici, è lì che vanno la conversazione difficile, la presentazione, la decisione che rimandi.
Proteggi i due o tre giorni che sai essere pesanti, senza azzerare la vita. Togliere un impegno rinviabile basta quasi sempre, e funziona meglio di un piano elaborato.
Muoviti comunque. L'idea che durante il flusso si debba stare ferme è una generalizzazione. Molte donne stanno meglio muovendosi, e il movimento leggero è fra le poche cose con un effetto documentato sul dolore mestruale. Una pratica di yoga dolce o una camminata valgono più del divano, se il corpo te lo permette.
E dormi di più nella fase luteale, se puoi. È la richiesta più frequente del corpo in quei giorni, e la più semplice da concedere.
Quando non è una fase da attraversare
Questa sezione è il motivo principale per cui abbiamo scritto l'articolo.
Nel mondo del benessere il dolore mestruale viene spesso raccontato come qualcosa da accogliere, ascoltare, attraversare. Per un fastidio gestibile va benissimo. Ma esiste una soglia, e va detta senza ambiguità.
Un dolore che ti impedisce di lavorare, studiare o alzarti dal letto non è normale. Non dipende dalla soglia personale né dal rapporto con la propria femminilità. È un sintomo, e va portato da un medico.
Insistiamo perché il ritardo diagnostico su condizioni come l'endometriosi si misura in anni. Una parte di quel ritardo nasce dal fatto che a molte donne viene detto, in famiglia, a scuola, fra amiche, a volte perfino in ambito sanitario, che il dolore fa parte del pacchetto.
Meritano una visita, e non una pratica:
- un dolore che non passa con i comuni antidolorifici o che ti costringe a letto;
- un flusso molto abbondante o che dura più di sette giorni;
- cicli più corti di ventuno giorni o più lunghi di trentacinque, se non è la tua normalità;
- sanguinamento fra un ciclo e l'altro;
- dolore durante i rapporti o nell'evacuazione;
- assenza del ciclo per più di tre mesi senza gravidanza;
- qualsiasi cambiamento netto rispetto a com'è sempre stato per te.
Nessuna pratica olistica sostituisce quella visita, e chi lo lascia intendere ha oltrepassato un confine noto. Un cerchio, una pratica di respiro o un percorso corporeo possono accompagnare una cura. Al posto, mai.
Domande frequenti
Le quattro fasi valgono per tutte? Come schema fisiologico sì. Come descrizione di come ti senti, no: la variabilità individuale è grande, e per questo il diario dice più di qualsiasi schema.
È vero che i cicli si sincronizzano fra donne che convivono? Le verifiche su campioni ampi non lo confermano. È un'idea molto diffusa, nata da uno studio degli anni Settanta.
Posso allenarmi durante il flusso? Sì, e per molte donne il movimento riduce il dolore. Il criterio è come ti senti, non la fase.
La sindrome premestruale è reale? Sì, e nella sua forma severa è una diagnosi clinica con trattamenti. Se ogni mese perdi giorni di vita, non è qualcosa da attraversare in silenzio.
Il ciclo influenza la lucidità mentale? Gli studi sono contraddittori e gli effetti misurati sono piccoli. Quello che noti tu sui tuoi mesi dice più della media di uno studio.
Le app per il ciclo sono affidabili? Come diario sì. Le previsioni sull'ovulazione sono stime, e i tuoi dati sono dati sanitari: conviene sapere a chi li stai dando.
Serve un cerchio o un percorso per lavorare sul ciclo? No, il diario si tiene da sole. Un cerchio aggiunge il confronto con altre, che è una cosa diversa e per molte è il valore vero.