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Welfare aziendale 2026: esempi, deducibilità e benessere

Il welfare aziendale è tutto quello che un'azienda dà alle persone oltre lo stipendio, con un vantaggio fiscale se rispetta alcune regole. Questa guida spiega cos'è, come funziona il fisco nel 2026, quali esempi funzionano davvero e dove entra il benessere delle persone. Una premessa: le regole fiscali cambiano quasi ogni anno. Le cifre che leggi sono quelle in vigore mentre scriviamo, e vanno verificate con il consulente del lavoro o il commercialista prima di decidere.

Cos'è, detto semplice

Il welfare aziendale è l'insieme dei beni, dei servizi e delle somme che un'azienda riconosce alle persone oltre la retribuzione. Lo Stato lo tratta con favore, senza imposte e senza contributi, a patto che rispetti le condizioni dell'articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi.

Dentro ci stanno cose molto diverse fra loro. I buoni pasto entro le soglie. I rimborsi per la scuola dei figli. L'assistenza per un genitore anziano. L'abbonamento al treno. Le opere e i servizi con finalità di educazione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria. E i cosiddetti fringe benefit, cioè i beni e i servizi in natura fino a una soglia annua.

Una cosa da capire subito: il welfare può nascere in tre modi, e il modo cambia il fisco. Può essere previsto dal contratto collettivo o da un accordo aziendale. Può essere introdotto con un regolamento che l'azienda scrive e si impegna a rispettare. Oppure può essere deciso di volta in volta, per generosità o per premio. Torniamo su questa differenza fra poco, perché vale molto.

Le cifre del 2026

Per anni la soglia sotto cui un fringe benefit non faceva reddito è stata di 258,23 euro. La legge di bilancio del 2025 l'ha alzata, per gli anni 2025, 2026 e 2027, a mille euro, e a duemila per chi ha figli fiscalmente a carico. Sotto quella soglia il valore non si tassa. Sopra, diventa imponibile l'intero importo, non solo la parte eccedente: è il dettaglio che sorprende sempre. Nella soglia rientrano anche i rimborsi delle bollette di casa, dell'affitto e degli interessi del mutuo sulla prima casa, alle condizioni previste.

C'è poi il premio di risultato. Quando il contratto lo prevede, la persona può scegliere di riceverlo sotto forma di servizi di welfare invece che in busta paga. In quel caso non paga imposte sulla parte convertita, entro i limiti di legge. Molte aziende finanziano così il proprio welfare, senza aggiungere costi.

E arriviamo alla differenza promessa. Le spese per opere e servizi di educazione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria sono deducibili per intero se nascono da un contratto, da un accordo o da un regolamento aziendale. Se invece l'azienda le decide volontariamente, di volta in volta, la deducibilità si ferma al cinque per mille del costo del lavoro, secondo l'articolo 100 del Testo unico. Per questo quasi tutte le aziende, prima di fare qualsiasi cosa, scrivono un regolamento di due pagine.

Gli esempi che funzionano

Le piattaforme offrono cataloghi sterminati. Le aziende che ne ricavano qualcosa sono quasi sempre quelle che scelgono poche cose e le fanno bene.

La salute è la voce più usata e la più apprezzata nei sondaggi interni: check-up, polizze sanitarie integrative, campagne vaccinali.

La conciliazione, cioè asili, campus estivi, rimborsi scolastici e assistenza ai familiari non autosufficienti, riduce le assenze più di qualunque premio. Toglie alle persone il pensiero che le tiene sveglie.

La mobilità, con gli abbonamenti al trasporto pubblico e le bici aziendali, costa poco e si vede tutti i giorni.

Poi c'è il tempo. Non passa dal fisco, ma spesso è la prima cosa che le persone chiedono: qualche giorno in più, un orario che si può muovere.

Il benessere psicofisico è la voce che cresce più in fretta, e anche quella su cui si fa più confusione. È facile comprarlo male: un'app che nessuno apre, una giornata a tema con i palloncini, un corso di mindfulness usato per far sopportare carichi di lavoro che andrebbero cambiati. Chi lavora in questo campo con serietà lo dice prima: un programma di benessere non sostituisce un'organizzazione sana, la rende possibile. Cosa vuol dire in concreto, e con quali strumenti si misura, lo spieghiamo in benessere organizzativo: cos'è e come si misura.

Dove entra il benessere delle persone

Dal 2008 ogni azienda ha l'obbligo di valutare il rischio da stress lavoro-correlato: lo dice il decreto legislativo 81. La valutazione è obbligatoria. Cosa fare dopo, no. In quello spazio il benessere smette di essere un regalo e diventa una risposta.

La valutazione dello stress che l'azienda ha già fatto dice dove sono i problemi: un reparto, un periodo dell'anno, un tipo di ruolo. Da lì, la strada che vediamo funzionare parte piccola. Un gruppo pilota di quindici o venti persone. Un percorso di otto settimane, non una giornata. Una misura semplice prima e una dopo: dieci domande sul carico percepito, ripetute dopo tre mesi.

Il formato più studiato al mondo è il protocollo MBSR: otto incontri e pratica a casa. Ma fanno la differenza anche dieci minuti di respiro guidato all'inizio di una riunione, una pausa attiva a metà pomeriggio, una lezione di yoga all'una. Stanno dentro l'orario di lavoro, e quello che si fa fuori orario non lo fa nessuno.

C'è poi una cosa che nessuna app può fare: qualcuno che entra in azienda, conosce le persone, e torna. Su Aurya questo lavoro lo fanno i professionisti della rete: insegnanti di yoga, istruttori di mindfulness, operatori del respiro e del suono con esperienza di gruppo. Il modo più semplice per far provare a un gruppo qualcosa che poi chiede di continuare è una giornata fuori sede: yoga al mattino, respiro, un bagno di suono, un cammino in natura nel pomeriggio. Come si organizza, e dove si va da Torino, Milano e Bologna, lo raccontiamo in team building di benessere a Torino, Milano e Bologna. Ne parliamo nella pagina Aurya per le aziende. Per una panoramica delle pratiche con prove sullo stress, cosa funziona davvero.

Cosa costa, come si comincia

Le cifre del mercato italiano, indicative perché ogni preventivo si fa sul gruppo, sul luogo e sulla durata. Una lezione di gruppo in azienda costa fra gli 80 e i 150 euro. Un percorso di otto settimane per un gruppo, fra i 1.500 e i 4.000. Una giornata di team building di benessere fuori sede, fra gli 80 e i 200 euro a persona, struttura e vitto compresi. Sono cifre da persone che vengono da te, non da piattaforma.

Il percorso, in ordine. Si legge la valutazione dello stress. Si sceglie un gruppo pilota e un percorso di otto settimane, con la misura prima e dopo. Si scrive il benessere nel regolamento aziendale, con il consulente, per la deducibilità piena. Si raccontano i risultati prima alle persone e poi alla direzione. Solo dopo, se ha funzionato, si allarga: il catalogo, la piattaforma, le voci in più.

Per un progetto con la rete Aurya il primo passo è il modulo per le aziende. Rispondiamo entro due giorni lavorativi.

Domande frequenti

Cos'è il welfare aziendale, in una frase? Beni, servizi e somme che l'azienda riconosce alle persone oltre lo stipendio, con un trattamento fiscale agevolato se rispettano l'articolo 51 del TUIR.

Qual è la soglia dei fringe benefit nel 2026? Mille euro all'anno, duemila per chi ha figli a carico, per gli anni 2025-2027 secondo la legge di bilancio 2025. Sopra la soglia diventa imponibile tutto l'importo. Le regole cambiano spesso: da verificare con il consulente.

Il welfare è deducibile per l'azienda? Per intero se previsto da contratto, accordo o regolamento aziendale; al cinque per mille del costo del lavoro se deciso volontariamente, secondo l'articolo 100 del TUIR.

Lo yoga in azienda rientra nel welfare? Sì, fra le opere e i servizi con finalità di educazione, ricreazione e assistenza sociale, se offerto a tutti o a categorie di dipendenti. Anche i percorsi di gestione dello stress. Come strutturare l'offerta lo si decide con il consulente.

Meglio una piattaforma o un percorso con le persone? Non si escludono. La piattaforma copre le voci a catalogo; il benessere psicofisico dà risultati quando qualcuno entra in azienda e torna. Chi parte da un pilota di otto settimane sa cosa comprare dopo.

Un team building di benessere è welfare? Di norma è un costo di gestione, non welfare del dipendente. Può essere la porta per un percorso che poi entra nel regolamento. Anche qui, il consulente.